Abusi sessuali: la Chiesa di fronte alla sua crisi


"È inutile negarlo: di fronte alle notizie degli abusi sui minori compiuti da sacerdoti ci sentiamo chiamati in causa come appartenenti alla comunità ecclesiale e ancor più come membri di un ordine religioso". Usa parole chiare, nell'editoriale del numero di luglio-agosto, il gesuita e direttore di Aggiornamenti Sociali padre Giacomo Costa.

Il "primo pensiero - scrive - va alle vittime, minori colpiti nel più profondo della loro umanità. Persone costrette ad affrontare la vita portandosi sulle spalle un carico che le renderà più vulnerabili". Gli episodi e le situazioni di abusi e pedofilia da parte di religiosi cattolici, che negli ultimi mesi sono venuti alla luce, hanno fatto emergere nella società la sensazione di una fiducia tradita e sentimenti di rabbia, sconforto e sgomento.

La chiarezza riguardo alle responsabilità individuali, penali e morali, è sicuramente "un passo indispensabile, che però non esaurisce la questione", scrive padre Costa. "Le azioni compiute da alcuni ci coinvolgono tutti: nel male, così come nel bene, vi è una profonda solidarietà. Possiamo provare a rifiutarla, ma il prezzo da pagare è quello di abbandonare al proprio destino anche le vittime". Assumersi la responsabilità significa smettere "di cercare giustificazioni pretestuose", far emergere "una reale preoccupazione per le conseguenze", che invita ad andare responsabilmente alla radice dei problemi.

Questi abusi celano infatti "l'esistenza di un malessere più profondo che desideriamo e dobbiamo affrontare con coraggio", come chiedono di fare diverse voci, interne ed esterne alla Chiesa. Una di queste è quelle dell'arcivescovo francese Albert Rouet, che ha sostenuto: "Quando una istituzione, compresa la Chiesa, si pone al di fuori del diritto comune, si ritiene in posizione di forza, le derive finanziarie e sessuali diventano possibili".

È necessario che la Chiesa intraprenda un cammino per ritrovare "una vera autorevolezza, che non proviene dall'essere già perfetta come, in quanto istituzione fatta di uomini, non è; e meno ancora dall'apparire tale senza esserlo. Piuttosto nasce dal lasciare trasparire il tesoro che possiede in vasi di creta, senza nascondere e senza nascondersi la propria fragilità".

La drammaticità della situazione però, secondo il direttore di Aggiornamenti Sociali, offre anche l'indicazione della strada da seguire ora: "non è possibile mantenere una posizione di superiorità morale esterna, di chi ha tutto da insegnare e nulla da imparare", autorizzando le persone a parlare e dando fiducia ai laici. "Riaprire spazi di dibattito e confronto è questione di vita o di morte". È necessario un rinnovamento profondo che chiede a tutti i credenti di "impegnarsi per una Chiesa meno clericalizzata, che sappia accompagnare i fedeli convinti, quelli più incerti e le molte persone che le si rivolgono con domande di senso".

Conclude padre Costa: "La testimonianza della forza di cui si scoprono dotati coloro che provano a vivere il Vangelo come parola di vita è qualcosa di troppo prezioso perché, come umanità, possiamo permetterci di perderlo."

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